00:06L'ottima salute di cui godono in Italia le due regine degli sport olimpici, l'atletica leggera
00:12e il nuoto, ci ha fatto passare numerose serate esaltanti in queste due settimane di campionati
00:18europei che si sono conclusive. Non molti anni fa l'idea di lottare per il primo posto nel medagliere
00:25ci sarebbe sembrata incredibile. Invece l'abbiamo fatto. Sia a Parigi nel nuoto e nei tuffi
00:31e la Gran Bretagna ci ha superato al fotofinish, sia a Birmingham nell'atletica e alla fine
00:37gli ori di Larissa Iapichino nel lungo e quello portentoso e inatteso della staffetta 4x400
00:44hanno chiuso i conti a nostro favore, sempre sui britannici. Sono risultati straordinari
00:51che premiano la bontà del nostro sistema sportivo. Non solo. Dopo ogni gara, questo
00:57è stato molto notato sui social, atleti e atleti azzurri hanno aggiunto ottime prove ai
01:03microfoni, davanti alle telecamere, con parole serene, consapevoli, generose e in alcuni casi
01:09anche ricercate. Ovviamente nella logica binaria dei social questa è diventata anche un'occasione
01:15per dare addosso ai calciatori, la cui regola dialettica molto spesso è la banalità. È
01:22un giudizio che non tiene conto di tre fattori. Il primo è la frequenza delle dichiarazioni.
01:27Un calciatore gioca una o due volte alla settimana e a fine partita trova sempre un microfono ad
01:33aspettare. Un nuotatore parla dopo i tre o quattro eventi più importanti della sua stagione
01:39e quando si allena in genere. Non ha giornalisti tra i piedi. Il secondo è la scolarità. I praticanti
01:47di atleti che nuoto studiano in media assai più dei giovani calciatori. Il terzo è la platea. Atleti
01:54e nuotatori parlano a una cerchia di appassionati e a un popolo di spettatori dei grandi eventi,
02:01solitamente poco ferrati e soprattutto ben disposti. I calciatori invece parlano a milioni
02:07di tifosi molto più competenti, suscettibili, ma soprattutto ineterna e spesso malevola competizione
02:16da cui cautele e prudenza. Chiarite queste differenze e da tempo non mi perdo un'intervista
02:22di Thomas Cechcon perché è una persona interessante e perché trovo sempre lodevole la sua ambizione,
02:29ben percepibile, di sfuggire la dichiarazione scontata, aprendoci qualche squarcio di realtà
02:36a proposito della vita di un nuotatore di vertice. L'altro giorno, per esempio, si è
02:42lamentato del recente periodo di allenamento sulla Sierra Nevada in Spagna. Ho solidarizzato
02:48con lui nel profondo perché qualche anno fa sono stato lì, ho passato un giorno al famoso
02:54centro di alto rendimento, una struttura di assoluta eccellenza per chi si deve allenare.
03:00C'ero andato per un'intervista a Federica Pellegrini. Era estate e ricordo l'esperienza
03:06di un luogo spettrale sul cocuzzolo di una città morta, una vera ghost town perché non
03:12ci vive nessuno, ci sono solo le seconde case di chi viene in inverno a sciare. Un luogo
03:18in cui si nuota dalle 8 alle 10 ore al giorno, si mangia male, sostiene Cechcon, e si dorme,
03:25esausti, per poi rituffarsi la mattina successiva. Un incubo umano che, questo sì, dà ai nuotatori
03:33qualche diritto in più rispetto ai campioni di altre discipline.
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