00:26Patricia Gaborich, insegnante all'Accademia
00:29Nazionale d'Arte Drammatica Silvio D'Amico, con un passato anche in varie prestigiosi
00:35università europee ed americane. Oltre all'attività didattica affianca anche quella di drammaturga
00:41e traduttrice, nonché autrice del libro edito da Garzanti dal titolo Il Teatro di Mussolini,
00:49uscito in inglese nel 2021 ed ora in italiano. Cosa ha rappresentato il teatro durante il
00:56ventennio fascista? Il teatro per il regime fascista è stato fondamentalmente uno strumento
01:04che aveva più scopi, uno strumento certo di consenso, ma ancora più importante di costruzione
01:12di una comunità nazionale, anche fascista, e all'interno però di questa comunità anche
01:21dell'individuo. C'era un forte elemento pedagogico nell'uso del teatro da parte del regime.
01:31C'era un elemento, come uno di solito aspetto, propagandistico, però in misura ridotta rispetto
01:43a questo scopo più largo, più intenso, più sostanziale.
01:52Nelle opere teatrali ritroviamo aspetti nuovi sul duce e sul fascismo. Ci riferiamo ad un teatro
02:00in cui lo spettacolo è stato, ad esempio, mezzo di resistenza, ma anche alla concezione,
02:08per cui le finalità delle politiche culturali del ventennio non erano tanto imporre e proibire,
02:15ma soprattutto educare.
02:18Probabilmente è un dato, diciamo, un fatto da tenere sempre in mente quando uno pensa al teatro
02:28durante il ventennio. E anche sui gerarchi, le persone, tendenzialmente uomini, che dirigeva
02:39il ministero della cultura e dell'educazione nazionale, che lavoravano molto assieme su questo
02:47progetto, credevano molto nel teatro come strumento di, appunto, costruzione dell'identità,
02:59di una tradizione nazionale, ma anche per educare e, come dicevano loro, elevare spiritualmente
03:09il popolo. E quindi abbiamo una cosa un po' per prendere, tendenzialmente, quando si pensa
03:21a una dittatura in generale, ma più in specifico, nel caso dell'Italia di Mussolini, che c'era
03:32ovviamente un elemento anche teatrale di cui si è parlato molto, dal mio punto di vista
03:40anche troppo, della politica fascista, con la consapevolezza del regime che i modi teatrali
03:50erano modi efficaci di comunicazione. Però c'era anche un vero rispetto per l'arte del teatro
03:58come arte, e quindi tutti gli usi del teatro vero, non dico di metodi teatrali, però l'approccio
04:10del regime al mondo e all'industria teatrale era caratterizzato da una credenza nel potere
04:22di questa arte, di costruire l'individuo e di educare attraverso l'arte.
04:34All'inizio del tuo libro riporti la teoria secondo cui il Duce era un attore e il fascismo
04:43era una sconfinata recita. Uno dei fattori, tra l'altro, di questa visione, di questa teoria
04:51fu Antonio Gramsci. Ritieni condivisibile tu da esperta questo pensiero del teatro fascista?
05:01Allora, io penso che si capisce benissimo perché si è parlato e perché ancora oggi
05:11si parla in questi termini. Uno è appunto perché il regime ha avuto un uso molto consapevole
05:27degli elementi teatrali nella sua comunicazione, dell'uso dello spettacolo, dell'uso del rito,
05:35della comunicazione diretta tra uno che parla e il pubblico. Quindi questa immagine di Mussolini
05:43è nato per un buon motivo, perché uno osservando vedeva un nuovo modo di comunicare in qualche modo.
05:55Questo andrebbe appiccato anche all'osservazione di tutti, amici e nemici inclusi all'epoca,
06:04delle doti di oratore soprattutto che ha avuto Mussolini. Una delle cose che io segnalo è che
06:12l'orazione e la recitazione, però non è esattamente la stessa cosa e dobbiamo stare attenti lì.
06:20Quindi è chiaro che l'osservazione dei metodi degli eventi fascisti, diciamo così, è chiaro che vedendolo
06:34uno vede questo uso consapevole apposta delle arti teatrali.
06:44Spero che dobbiamo stare attenti a non scambiare la metafora teatrale per la verità, anche molto grave,
06:54della politica fascista.
06:57Se vogliamo parlare della teatralità, del fascismo è un elemento comunicativo, però non è la sostanza del fascismo.
07:09Quali erano i rapporti del regime con le principali figure teatrali dell'epoca?
07:15Ad esempio Pirandello, Gabriele D'Annunzio, Silvio D'Amico.
07:21È difficile fare un riassunto generale del rapporto con figure del genere, nel senso che erano veramente molto particolari,
07:38dipendevano molto da valori comuni, passati comuni, per esempio Mussolini,
07:45e D'Annunzio condividevano molte idee e anche un certo percorso politico nei primi anni del fascismo,
07:58anche prima che Mussolini sali al potere.
08:02Loro mantenevano una specie di amicizia molto complicata, sempre negoziata,
08:09con comunicazioni anche molto diretti e epistilari, più spesso che no.
08:19D'Annunzio per certi versi era un tipo di consigliere a volte per Mussolini,
08:25Mussolini essendo anche più giovane di D'Annunzio,
08:30per cui che guardava anche certi metodi suoi di fare la politica e anche una stima di lui come drammaturgo.
08:44Con Pirandello abbiamo già una situazione diversa,
08:50in parte simile, stranamente perché D'Annunzio e Pirandello non andavano d'accordo,
08:58avevano tipi di teatro molto diversi,
09:01erano ciò nonostante due dei drammaturghi preferiti di Mussolini.
09:07Pirandello era anche una persona che aveva la stella ascendente in questo momento,
09:17stava diventando sempre più famoso anche a livello internazionale
09:22e quindi era un buon compagno di strada di avere e Mussolini questo lo sapeva benissimo.
09:35A sua volta il Pirandello capiva che,
09:39essendo sostanzialmente d'accordo con molte delle linee della politica fascista,
09:48anche se ha trovato Mussolini un po' non del proprio stile,
09:55diciamo, però riconosceva un'utilità nell'essere in buoni aeroporti per il regime,
10:03per cui teneva, ballavano direi sostanzialmente,
10:09c'erano passi avanti, passi indietro con il loro aeroporto.
10:14Silvio D'Amico è un altro caso ancora di una grandissima mente da critico,
10:26è uno che aveva una visione complessiva
10:30della direzione in cui il teatro italiano doveva andare
10:35e il regime in molti dei suoi progetti seguivano molto la linea di Danunzio.
10:45Quindi Danunzio, pur non essendo un fascista,
10:52lavorava bene con alcuni membri del regime
10:55per portare avanti un progetto che lui riteneva importante per il teatro italiano.
11:02Quindi abbiamo tutto un range di comportamenti solo con questi tre
11:07che in realtà rappresentavano un rapporto positivo.
11:14C'erano alcuni altri ovviamente che non avevano un rapporto così facile.
11:21Esiste un qualche correlazione tra il teatro del ventennio e quello di oggi?
11:28Io direi forse la cosa più comune e stranamente se vuole
11:36è che oggi come sotto il fascismo c'era spazio per tutto.
11:43È una formula che uso nel libro per descrivere il teatro dell'epoca
11:47che conteneva il bello, il brutto e il cattivo.
11:52E questo possiamo dire anche oggi.
11:55Quello che definisce il brutto,
12:01diciamo qui abbiamo un'aria tra brutto e cattivo
12:05che è semplicemente il teatro commerciale
12:09che dominava durante l'epoca fascista
12:12come domina oggi.
12:14Poi andiamo in linee forse più brutti,
12:18ancora più peri,
12:19che è l'elemento propagandistico,
12:23a volte esplicitamente propagandistico.
12:26Oggi che vediamo
12:30almeno nelle democrazie
12:33o di mezza democrazie di oggi finte.
12:39In tutti e due casi c'era una linea di teatro di ricerca,
12:44di innovazione, di avanguardia
12:46che nel caso dell'Italia
12:50è appoggiato, è subvenzionato,
12:53è incoraggiato per la prima volta
12:55sul regime fascista.
12:58e questo appoggio per fortuna
13:03continua oggi in Italia
13:06sulle basi sempre di uno Stato,
13:09uno Stato sociale
13:10che si impegnava in questo modo.
13:15In altre realtà,
13:16quello americano, per esempio,
13:18da dove vengo io,
13:19è quasi esistente il supporto del governo
13:23per la ricerca.
13:25Va avanti,
13:26però con sempre più fatica
13:29in un mondo dove
13:32il capitale domina tutto.
13:35Direi,
13:37pur essendo il quadro
13:39completamente diverso,
13:41oggi la cosa che accomuna
13:43le due epoche
13:45è in qualche modo
13:48una non particolarità.
13:50Vediamo
13:50lo stesso spazio
13:54un po' in competizione
13:56tra di loro
13:57ieri come oggi.
14:01Il teatro
14:02rimane comunque
14:04una forma di comunicazione
14:05molto importante,
14:06soprattutto ora
14:07che comunicare
14:09rimane estremamente difficile
14:11e spesso forviante.
14:13Quanto il teatro di oggi
14:15può aiutare
14:16a migliorare la situazione
14:18che stiamo vivendo?
14:19da uno che lavora
14:22nel settore
14:22nel settore
14:24io spero
14:24davvero molto
14:27e
14:28devo
14:30pensare
14:31nella mia esperienza
14:33rimane così
14:34che gli artisti
14:36non solo
14:36del teatro
14:37ovviamente
14:38però
14:39mantengono
14:40una volontà
14:42di esprimersi
14:44e dire
14:45le loro verità
14:46dove
14:47la verità
14:47ha ancora
14:48un valore
14:49che non vediamo
14:51sempre
14:52nel mondo
14:56delle comunicazioni
14:57di massa.
14:59Ovviamente
14:59verità
15:01vogliono dire
15:02anche verità
15:02interne
15:03che
15:05è quello
15:06che produce
15:06l'arte
15:07quindi
15:08finché
15:08gli artisti
15:09teatrali
15:10si ricordano
15:11che
15:12il teatro
15:14è soprattutto
15:15un'arte
15:17e deve
15:17aspirare
15:18a dire
15:18cose
15:19importanti
15:19possiamo
15:20sperare
15:20che
15:21il teatro
15:22fai
15:24il suo
15:24lavoro
15:26nel
15:28mantenere
15:29vivo
15:30soprattutto
15:31il pensiero
15:32il pensiero
15:33critico.
15:34Ovvio
15:34che gli artisti
15:35però hanno
15:36le strutture
15:38e anche
15:40il pubblico
15:40come compagni
15:42in questa
15:43avventura
15:44e tocca
15:46molto
15:46anche a noi
15:47come spettatori
15:49come lettori
15:50come ascoltatori
15:52di ancora
15:53voler
15:53trovare
15:55nell'esperienza
15:57anche di
15:58intrattenimento
15:59un po'
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16:02di pensiero
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