Mentre il Mondiale è entrato nell’ultima settimana con la disputa delle semifinali e la finale di domenica, il mercato della serie A langue dalla fine del campionato, ed eravamo ancora in maggio. Ormai siamo più vicini all’inizio del prossimo. Si sono realmente mossi soltanto due club, i più delusi della stagione scorsa. Il Milan, che ha operato una rivoluzione in società e per parare lo scetticismo generale ha portato a casa in fretta due giocatori veri nei ruoli in cui aveva più bisogno: il centravanti Gonzalo Ramos e il centrale di difesa Mario Gila. E poi la Fiorentina, che la scorsa primavera s’era data con Fabio Paratici un direttore sportivo di alto profilo e ne sta raccogliendo i frutti con Atta, Dragusin e altri innesti di qualità. Le altre società, parliamo di quelle che aspirano almeno a un posto nelle coppe, sono ancora ferme o quasi. Per tre motivi.Il primo è il ritardo dovuto al Mondiale. I grandi club europei, quelli senza limite di spesa, entreranno in azione dopo la finale, mi aspetto per esempio che il Real Madrid offra la luna al Bayern per il francese Olise. Quando le grandi avranno fatto le loro mosse, si metterà in moto il mercato delle altre e i prezzi cominceranno a stabilizzarsi, e questo è il secondo punto; è vero, come lamentano per esempio Inter e Juve, che oggi i cartellini abbiano valori irreali. Di solito scendono man mano che la deadline di fine mercato si avvicina. Il problema, non nuovo, è che molte squadre italiane inizieranno il campionato incomplete.Il terzo punto è quello che potrebbe ovviare a quest’inconveniente, aumentando da subito le risorse finanziarie. Ma occorrono dirigenti di grande capacità: considerato l’esito in generale assai negativo delle campagne delle ultime due stagioni, l’organico dei nostri club principali scoppia di giocatori in esubero. Bisogna venderli, e non ci riesce nessuno. Prendiamo la Juventus, che tra l’altro ha appena cambiato vertice anche per questo motivo: quanti sono i giocatori che attualmente occupano un posto in rosa, e uno nel monte stipendi, senza concrete chance di rilancio? Vi faccio tre nomi: l’attaccante belga Openda, appena riscattato - era un obbligo - e che in qualche modo bisogna piazzare, consapevoli che la minusvalenza sarà inevitabile. Il centravanti canadese David ha segnato tre gol nella stessa partita al Mondiale, ma senza risollevare la propria immagine: però va venduto, perché essendo arrivato da svincolato basterà “pareggiare” lo stipendio smodato col valore del cartellino. Non dovrebbe essere impossibile. C’è poi l’olandese Koopmeiners, fiore all’occhiello del mercato di due estati fa, e mai convincente, ma con un nome che rimane pesante almeno quanto lo stipendio. Per non esagerare con la merce in vetrina, pare che Spalletti proverà a rilanciare almeno Douglas Luiz, ed è un’idea intelligente perché non l’ha ancora allenato, e magari i due si trovano. Come Amorim al Milan sta studiando un nuovo ruolo per Chukwueze. Come Chivu vuole provare Diouf da quinto in modo stabile. Perché la verità è che nel contesto di prezzi alti che tutti lamentano, i club italiani non possono permettersi bocciati in parcheggio: o li vendi, o li adatti.