Andare avanti comunque, a qualunque costo? O fermarsi? Marine Le Pen, 57 anni, leader del Rassemblement National e probabilmente la donna più potente della politica francese degli ultimi vent'anni, in queste ore dovrà dare una risposta a questa domanda. Il 7 luglio 2026, la Corte d'appello di Parigi ha emesso la sua sentenza: Marine Le Pen è stata considerata colpevole per appropriazione indebita di fondi europei. La pena in appello è stata ridotta rispetto al primo grado: 3 anni di carcere — due con sospensione condizionale e uno da scontare con il braccialetto elettronico. La condanna prevedeva 45 mesi di ineleggibilità — ma di questi, 30 sono stati sospesi e 15 sono già trascorsi, poiché partiti il giorno della condanna di primo grado, il 31 marzo 2025. Le Pen è quindi, tecnicamente, di nuovo eleggibile. La domanda è: deciderà di correre per l'Eliseo con il braccialetto elettronico? [idgallery id="1257955" title="Donne e potere: come è cambiato lo stile"] La corsa infinita di Marine Le Pen Per capire il peso di quella sentenza, bisogna capire chi è Marine Le Pen. È entrata in politica a 18 anni nel partito fondato da suo padre Jean-Marie, il patriarca controverso e ingombrante dell'estrema destra francese. Ha trascorso decenni a costruire qualcosa di suo: trasformando il Front National da movimento di nicchia a primo partito di Francia per consensi, cambiandone il nome in Rassemblement National, il volto, il linguaggio, il pubblico. Una trasformazione enorme e guidata da lei. Ha corso per la presidenza tre volte — nel 2012, nel 2017 e nel 2022, quando ha ottenuto oltre il 41% dei voti al ballottaggio contro Macron. Due volte è arrivata fino in fondo, due volte ha perso. L'Eliseo non era solo un obiettivo politico. Era il progetto di una vita. E nel 2027, con Macron fuori per fine mandato e i sondaggi a suo favore, sembrava finalmente possibile. [idarticle id="1885268" title="Presidenziali in Francia: Marine Le Pen sfida (di nuovo) Macron al ballottaggio"] La condanna per appropriazione indebita La sua condanna riguarda l'appropriazione indebita di fondi del Parlamento Europeo tra il 2004 e il 2016. Secondo i giudici, i fondi europei destinati all'Eurocamera venivano sistematicamente dirottati verso il Rassemblement National — che all'epoca dei fatti si chiamava Front National — in Francia, verso persone che non svolgevano alcuna funzione parlamentare. Un sistema che la corte ha definito «pensato», «centralizzato» e quasi «industriale». Il danno stimato al Parlamento Europeo ammonta a 4,8 milioni di euro. «Quando si è candidati alla presidenza, si deve essere completamente liberi di muoversi», aveva detto Le Pen la settimana prima della sentenza. «Se potrò candidarmi ma non fare campagna liberamente, capite che non sarà possibile». [idgallery id="2541540" title="Donne e potere, al cinema: da "Alien" a "C'è ancora domani", e oltre"] L'alternativa? Cedere il passo a Jordan Bardella Se Le Pen rinuncia, il suo posto andrebbe a Jordan Bardella, 30 anni, presidente del RN e suo «delfino» designato. Popolare, sostenuto da sondaggi che in alcuni casi lo danno addirittura davanti a lei. Se Le Pen non si candidasse, sarebbe la prima elezione presidenziale francese in quasi trent'anni senza un membro della famiglia Le Pen in corsa. Dopo la lettura della sentenza, Le Pen si è recata nella sede del Rassemblement National, nella parte occidentale di Parigi, per incontrare Jordan Bardella. Il presidente del partito non era presente in aula al momento del verdetto. I due si confronteranno per decidere cosa fare. Stasera, alle 20.00, Marine Le Pen sarà in diretta su TF1 per comunicare la sua scelta. [idarticle id="1892058" title="Sfida Macron-Marine Le Pen in tv: il presidente uscente convince di più"] Chi è Marine Le Pen senza la corsa all'Eliseo? Le Pen, per fortuna o per sfortuna dei francesi, ha dedicato la vita a questo obiettivo. E ora si trova a dover rispondere a una domanda che non aveva previsto di dover affrontare: esistono dei limiti? In un'intervista della scorsa settimana, Le Pen ha assicurato che continuerà a partecipare alla vita politica francese qualunque sia l'esito del procedimento. «Continuerò a combattere e continuerò a essere un'attivista. E se sarò solo un'attivista, sarò solo un'attivista».
Commenti