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  • 1 giorno fa
Un altro piccolo ma significativo passo in avanti nel mondo del calcio. Sul prato dell'Atlanta Stadium negli Stati Uniti, le arbitre statunitensi Tori Penso, Brooke Mayo e Kathryn Nesbitt hanno preso in mano le redini della sfida tra Repubblica Ceca e Sudafrica, valida per la seconda giornata della fase a gironi dei Mondiali 2026.

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Nella serata di giovedì 18 giugno, per la prima volta nella ultranovantennale storia della Coppa del Mondo, una terna interamente femminile e proveniente dallo stesso Paese ha diretto un match di calcio maschile. E lo ha fatto con assoluta sicurezza.

Il loro debutto ha centrato due obiettivi: ha abbattuto una storica barriera di genere ed è servito anche a riscattare una settimana inaugurale del torneo che fino a quel momento era stata segnata da imbarazzanti scivoloni arbitrali e furiose polemiche di marca tutta maschile.

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L'arbitra Tori Penso e la guardalinee Kathryn Nesbitt: dalla cattedra al fischietto mondiale
A colpire, oltre alla straordinaria autorevolezza di fronte ai calciatori, sono i percorsi di vita unici di queste professioniste. La direttrice di gara, la trentanovenne Tori Penso, ha alle spalle una solida carriera nel digital marketing e nella pubblicità, oltre a un passato da docente universitaria. Ha scelto il fischietto a tempo pieno solo in un secondo momento. Una scalata che l'ha fatta diventare, nel 2020, la prima donna ad arbitrare in Major League Soccer dopo vent'anni di esclusività maschile.

[caption id="attachment_2800487" align="aligncenter" width="1024"] L'abritra Tori Penso (C) e le assistenti Kathryn Nesbitt e Brooke Mayo prima di Cechia-Sudafrica ai Mondiali 2026. (Photo by Lars Baron/Getty Images)[/caption]

Accanto a lei, sulla linea laterale, ha corso la trentasettenne Kathryn Nesbitt, la cui biografia somiglia a un romanzo accademico. Prima di dedicarsi al calcio, Nesbitt ha ottenuto un dottorato in chimica analitica all'Università di Pittsburgh e ha lavorato per anni come ricercatrice e professoressa universitaria nel campo delle neuroscienze. Nel 2019 ha scelto di lasciare definitivamente la cattedra per tuffarsi nel delicato lavoro dei guardalinee. La sua precisione quasi scientifica nel valutare i fuorigioco millimetrici le ha dato decisamente ragione.

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Brooke Mayo: la prima guardalinee apertamente LGBTQ+ nella Coppa del Mondo
A completare la formazione sul terreno di gioco c'era l'assistente Brooke Mayo, anche lei trentasettenne ed ex insegnante di educazione fisica in Colorado. La presenza di Mayo sul campo di Atlanta ha aggiunto un ulteriore e profondo significato extra-sportivo alla giornata. L'ufficiale di gara è infatti la prima persona apertamente LGBTQ+ a scendere in campo nella storia di un Mondiale di calcio maschile.

[caption id="attachment_2800492" align="aligncenter" width="1024"] La guardalinee Brooke Mayo durante una partita di MLS americana. (Photo by Scott Wachter/Getty Images)[/caption]

Brooke Mayo ha alle spalle un coming out pubblico molto apprezzato nell'ambiente sportivo americano. In un'intervista al sito della federazione calcistica statunitense, ha ricordato spesso la complessità dell'infanzia nel Sud degli Stati Uniti e ha descritto la difficoltà nel bilanciare l'autenticità personale con la propria sicurezza. Il campo da calcio è diventato nel tempo lo spazio in cui sentirsi finalmente se stessa. La sua designazione, arrivata proprio durante il mese del Pride, rappresenta un passaggio culturale enorme per un mondo tradizionalmente conservatore e impermeabile come quello del calcio maschile.

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Mondiali 2026, la terna arbitrale al femminile è stata impeccabile
L'aspetto più significativo del match resta comunque il verdetto insindacabile del campo. La vigilia del Mondiale 2026 era stata accompagnata dai soliti storcimenti di naso dei critici meno progressisti, eppure la terna statunitense ha impartito una vera e propria lezione di gestione della gara. Nei primi giorni del torneo, gli arbitri uomini erano finiti ripetutamente nell'occhio del ciclone: si va dal caso del fischietto Sampaio in Messico-Sudafrica, criticato per una direzione confusa e un inglese a dir poco stentato, fino ai dubbi sul rigore negato alla Francia contro il Senegal e alla mancata espulsione di Lionel Messi. ...

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