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  • 2 giorni fa
È STATO UNO DEGLI STORICI PIÙ IMPORTANTI IN ITALIA e le sue ricerche sul sabba e le credenze medievali hanno fatto scuola. Carlo Ginzburg, figura intellettuale di primissimo piano, è morto a 87 anni. Era figlio della scrittrice Natalia Ginzburg e dell'intellettuale antifascista Leone (morto a Roma, per le torture delle SS, quando lui aveva 5 anni). Aveva studiato alla Normale di Pisa e poi a Londra. Insegnato ad Harvard, Yale, Princeton, alla UCLA di Los Angeles. Per poi tornare alla Normale di Pisa. I suoi libri si intitolano I Benandanti, Il formaggio e i vermi, Folklore magia religione. Studiava la "storia bassa" (microstoria), per dimostrare che era anche lei "alta" (macrostoria)...
Lo ricordiamo con questa intervista del 2015 nella quale ci aveva parlato del suo libro Paura reverenza terrore e del ruolo delle immagini. «Io credo che sia utile non partire da una definizione di immagine, ma dall'esperienza che tutti abbiamo delle immagini e che porta a una svalutazione dell'immagine stessa».
Una svalutazione che, secondo lo storico, è figlia della sovrabbondanza di immagini che ci vengono proposte, nonché della rapidità con la quale siamo spesso portati a considerarle. «Quello che ho cercato di proporre in questo libro è l'idea di guardare lentamente le immagini. Quelle che considero sono immagini particolarmente dense, dense di significato, però l'idea è di instaurare un passo diverso».
I cinque saggi o, come preferisce chiamarli Ginzburg, "esperimenti", si muovono sul terreno molto affascinante dell'iconografia politica e prendono in considerazione, per esempio, un dipinto come La morte di Marat di Jacques-Louis David, oppure il frontespizio di quel capolavoro della filosofia, ma anche della morale, che è il Leviatano di Thomas Hobbes. «Il terrore si nutre della reverenza e il contrario. E questa ambivalenza profonda, che è l'ambivalenza del potere... Anche di quello che sta dietro il fenomeno che chiamiamo secolarizzazione».
In un momento in cui la storia viene costantemente messa in discussione, gli studi e la postura di Ginzburg, sempre attento alle zone grigie della realtà, restano come un patrimonio necessario e da difendere.

 

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00:00È stato uno degli storici più importanti in Italia e le sue ricerche sul sabba e le credenze medievali hanno
00:05fatto scuola.
00:06Il professor Carlo Gizburg, figure intellettuale di primissimo piano, è morto a 87 anni.
00:11Lo ricordiamo con questa intervista del 2015, nella quale ci va parlato del suo libro Paura, Reverenza, Terrore e del
00:17ruolo delle immagini.
00:19Io credo che sia utile non partire da una definizione di immagine, ma partire dall'esperienza che tutti abbiamo di
00:25immagini.
00:26E questa esperienza implica come una svalutazione dell'immagine.
00:32Una svalutazione che secondo lo storico è figlia della sovrabbondanza di immagini che ci vengono proposte, nonché della rapidità con
00:39la quale siamo spesso portati a considerarle.
00:41Quello che ho cercato di proporre in questo libro è l'idea di guardare lentamente le immagini, cercare solo immagini
00:48certo particolarmente dense, dense di significato, dense formalmente.
00:53Però l'idea è di, diciamo, instaurare un passo diverso.
00:57I Cinque Saggi, o come preferisce chiamare le Ginzburg, esperimenti, si muovono sul terreno molto affascinante dell'iconografia politica
01:04e prendono in considerazione, per esempio, un dipinto come La morte di Marat, di Jacques-Louis David,
01:09oppure il frontespizio di quel capolavoro della filosofia, ma anche della morale, che è il Leviatano di Thomas Hobbes.
01:15Il terrore, diciamo, si nutre della reverenza inversamente.
01:20E questa ambivalenza profonda, che è l'ambivalenza del potere, è anche quello che sta dietro il fenomeno che chiamiamo
01:28secolarizzazione.
01:30In un momento in cui la storia viene costantemente messa in discussione, gli studi e la postura di Ginzburg,
01:35sempre attento alle zone grigi della realtà, restano come un patrimonio necessario e da difendere.

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