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  • 2 anni fa

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Trascrizione
00:00Grazie di essere venuto. Sono un po' emozionato e non lo posso nascondere. Mi fa molto piacere
00:09avere questo evento che per me, per noi, per la nostra azienda, rappresenta un modo speciale
00:19a certezzare i nostri primi 30 anni. Vedo dei colleghi, degli amici, delle persone che lavorano
00:30con noi, ma che con noi sono squadra durante tutto l'anno e hanno fatto squadra da tanto
00:36tempo. E questo nel nostro settore non è una banalità perché molto spesso le persone
00:45si cambiano e i collaboratori con cui i lavori si cambiano sempre andano dentro noi. Pensiamo
00:53che siamo orgogliosi di avere tecnici, fornitori, clienti che sono con noi da tantissimi anni
00:59e continuano a lavorare con noi. Questo è un progetto che è iniziato nel 2022 perché
01:07purtroppo abbiamo spiegato un po' di tempo per arrivare a fondo a questa cosa, ma credo
01:13che ne si avanza la pena. Dicevo che è un progetto che è nato nel 2022, quando abbiamo
01:17anche con i miei soci iniziato a pensare che non potevamo festeggiare questi nostri 30 anni.
01:25Parlando con Luca, parlando con Morena, parlando poi con Marco, con questo Marco, abbiamo
01:31iniziato a ragionare su questa storia del Torrente. La storia del Torrente perché per me
01:36il Torrente, il Parma, per me che arrivo da Renato iniziale, è sempre stato un punto
01:45speciale nella mia vita. Io una mattina mi alzavo e dalle finestre, perché il Torrente
01:50mi scorreva, ascoltavo, come diceva prima, ascoltavo il rumore dell'acqua e quando veniva
01:59giù la Parma voladora, come la chiamiamo, il rumore era veramente assordante, non c'era
02:04paura, non so, capito, non capito.
02:08L'approccio su altri tipi di reportage non è fondamentalmente cambiato. L'idea è stata
02:17quella di umanizzare il Torrente, il Torrente del Ponti e del Rouge è legato a tutte queste
02:22storie. Però c'è stata più che altro una parola che io mi ero segnato sul taccuino
02:31quando arrivano qui e mi affidò l'incarico, no? Questa parola è essudare. Essudare.
02:41C'è Ben Nacchi che scrive, ho fatto delle fotografie, ho fotografato per non parlare.
02:49In effetti io non dovrei essere qua a parlare, mi sembra che mi ero già parlato abbastanza
02:52tanto. Ho fatto delle fotografie, ho fotografato per non parlare, ho fotografato per non dimenticare,
03:00ho fotografato per non smettere di guardare. Questo è una di quelle frasi insieme a dei
03:06libri capocini, che forse le città mi sentono indicati, no? Magari sempre meno quella fotografia
03:11che hanno fatto un po' comunque da volano a tutto il mio intero lavoro, no? Nonostante
03:17siano passati anni, questa frase la conosca da anni, c'è un termine sul quale non mi trovo
03:24d'accordo. E non ho mai capito se c'è stata una superficialità di trascrizione
03:34nell'italiano, o se Ben Nacchi potesse davvero usare, se quel termine, se non ci sia forse
03:40una differenza che ci vedo io, se sia magari uno di quelli d'Italia a cui io a volte mi
03:46mi
03:47accaduto a questo punto. Ed è guardare. Per me la frase giusta sarebbe potuto essere
03:56ho fatto delle fotografie per non smettere di vedere. Cioè guardare è impossibile non
04:02smettere di guardare, no? Guardiamo in continuazione, guardiamo mentre traversiamo il conto verde, guardiamo
04:07la barra, guardiamo l'uomo. Possiamo anche rimanere stupiti, non per forza il guardare
04:12un'accezione negativa. Però il vedere è qualcosa di più attivo, richiede uno sforzo
04:21maggiore.
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