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  • 5 anni fa
Ha attaccato la decisione del social di non intervenire sui post
Trascrizione
00:00Facebook licenzia uno dei suoi dipendenti più critici verso l'atteggiamento del social
00:04media sui post di Donald Trump sulle proteste per George Floyd.
00:07Brandon Dale è stato cacciato per aver polemizzato con un collega al quale aveva chiesto, senza
00:10successo, di aggiungere il banner Black Lives Matter ad un progetto a cui stavano lavorando
00:14insieme.
00:15Davanti al rifiuto, Dale ha criticato il collega su Twitter, spingendo così Facebook
00:18a silurarlo.
00:19Il social media ha confermato la ricostruzione senza fornire ulteriori dettagli.
00:23Sono stato cacciato per aver criticato la mancata azione di un dipendente su Twitter,
00:27resto convinto di quello che ho fatto, ha twittato Dale, che in polemica con il suo ex
00:31datore di lavoro ha spiegato che la sua critica violava le rispettose politiche di Facebook.
00:35Non sto dicendo di essere stato licenziato ingiustamente, ma non ne potevo più di Facebook,
00:39dei danni che sta facendo e del silenzio di coloro che si rendono complici, me incluso,
00:42ha aggiunto.
00:43A far scattare l'ira di Dale e di altri dipendenti di Facebook è stato il post del 29 maggio
00:47di Trump in cui il presidente definì criminali i manifestanti di Minneapolis la città in cui
00:51è stato ucciso Floyd.
00:52Un post bollato da Twitter come incitazione alla violenza mentre Facebook non è intervenuta
00:57su decisione di Mark Zuckerberg.
00:58Le polemiche sono state immediate sia all'interno della società che fuori.
01:02Deluso di doverlo dire, l'incitazione alla violenza di Trump su Facebook è disgustosa e
01:05dovrebbe essere segnalata e rimossa dalle nostre piattaforme.
01:08Sono categoricamente in disaccordo con ogni politica che sostiene il contrario, aveva
01:12twittato Dale dopo le spiegazioni di Zuckerberg.
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