- 3 mesi fa
Presentazione del libro A casa di Einstein con Daniele Manca, vicedirettore Corriere della Sera, Gianmario Verona (in collegamento), presidente Fondazione Human Technopole e docente di Innovation Management Università Bocconi
Con Dario Scotti, presidente e Amministratore Delegato Riso Scotti SpA
In dialogo con Rita Querzè, giornalista Corriere della Sera
Sappiamo bene che a Pavia è passato, non in maniera incidentale, Albert Einstein. Ma come portare un po’ della sua intelligenza anche nelle tante realtà imprenditoriali o culturali dell’Italia? C’è un po’ di Einstein in tutti noi?
Con Dario Scotti, presidente e Amministratore Delegato Riso Scotti SpA
In dialogo con Rita Querzè, giornalista Corriere della Sera
Sappiamo bene che a Pavia è passato, non in maniera incidentale, Albert Einstein. Ma come portare un po’ della sua intelligenza anche nelle tante realtà imprenditoriali o culturali dell’Italia? C’è un po’ di Einstein in tutti noi?
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NovitàTrascrizione
00:15Eccoci, buongiorno, buongiorno a tutti, grazie di questo applauso per cominciare, è sempre
00:23la maniera migliore, io sono Rita Quercè, sono una giornalista, Corriere della Sera, redazione
00:29economica, siamo qui a parlare di innovazione e io vado dritta e vi presento chi c'è con
00:35noi, intanto siamo in un posto bellissimo, il Collegio Borromeo, salutiamo anche chi ci
00:41segue in streaming in questo momento, parliamo di innovazione con Gian Mario Verona che credo
00:49sia collegato assieme a noi, ma magari l'ho preso, eccolo lì, Gian Mario Verona intanto
00:57si è collegato dagli Stati Uniti, credo da Boston e per questo merita già come dire un
01:03incomio particolare visto che là credo siano le 5 del mattino, prima cosa, già economista,
01:10docente di management, esperto di economia e innovazione, già rettore dell'Università
01:16Bocconi di Milano, presidente della fondazione Human Technopole. Poi ho qui con me Daniele
01:24Manca, vice direttore del Corriere della Sera, giornalista economico, ma in realtà come dire
01:30Daniele Manca è tante cose perché anche il direttore...
01:33È anziano intanto, è molto anziano.
01:36No, no, no, non è anziano, è direttore di una scuola di giornalismo, scrive saggi e
01:42anche romanzi, per cui è una visione molto ampia. E poi abbiamo un imprenditore, un imprenditore
01:49che voi qui sul territorio conoscete bene, Dario Scotti, parliamo di un'azienda nata
01:56nel 1860, mi corregga se sbaglio, un anno prima dell'Unità d'Italia che lei ha preso
02:03in mano nel 1986 quando fatturava 7 milioni e mezzo, 8 milioni, oggi ne fattura 330. Per
02:12cui giusto due numeri, saranno come dire prosaici, però andiamo sul concreto e ci rendiamo conto
02:20del lavoro che ha fatto con questa realtà che poi è un valore per il territorio. Bene, questi
02:30tre interlocutori, io direi voi avete una cosa in comune tutti quanti, e cioè una passione
02:38per il tema dell'innovazione, del management e dell'economia, in ruoli diversi, in posizioni
02:44diverse, ma può essere veramente interessante mettere a confronto la vostra visione su questo
02:51fronte. E tra l'altro l'incontro parla di una casa di Einstein, Verona e Manca assieme
03:00hanno scritto questo saggio a casa di Einstein, tra l'altro leggendo l'ho scoperto che Einstein
03:07è abitato anche a Pavia, per cui siamo veramente a casa di Einstein. Ed è un modo per dire
03:15che cosa? Einstein, un personaggio che rappresenta veramente l'innovazione, come entrare in quella
03:25dimensione in maniera piena per portarne tutti i vantaggi per le nostre comunità. Bene, questo
03:32giusto per introdurvi un minimo a chi ci ascolta, anche se siete tutti quanti molto conosciuti.
03:41Io partirei da Verona che è appunto collegato da Boston e mi piacerebbe intanto vedere sul
03:51lato dell'innovazione come si vede l'Italia da Boston, cioè lei che ha una dimensione di studi,
03:59di conoscenze anche internazionali, cioè noi qui abbiamo un tema paese anche sul fronte
04:06dell'innovazione. Nel vostro saggio a un certo punto segnalate anche qui tre numeri base che sono
04:15quelli della crescita del PIL dal 2000 a oggi in Cina, in America e in Europa e si vede molto
04:22chiaramente che l'Europa non ha tenuto in passo. L'America ha moltiplicato, la Cina ha moltiplicato
04:29per, anzi l'America ha moltiplicato per tre, la Cina ancora di più, noi invece non ce la
04:35stiamo facendo. Qual è il punto per riprendere il passo, visto che poi abbiamo una storia e
04:43una tradizione su questo, no?
04:46Assolutamente, buongiorno a tutti, vi chiedo scusa se non sono presente con voi oggi, è un
04:51piacere di esserlo da un punto di vista virtuale, ma è dunque, diciamo che gli Stati Uniti
04:57vedono non le singole nazioni europee, ma vedono l'Europa tipicamente, loro hanno una tendenza
05:03a vedere una dimensione e una, come dire, una scala, come si dice l'economia, molto molto
05:11importante e effettivamente quello che vedono sostanzialmente è un'Europa. Un'Europa che rimane
05:18è sempre competitivamente interessante dal punto di vista del capitale umano, ma che
05:24da un punto di vista tecnologico effettivamente negli ultimi trent'anni ha abbastanza arrancato.
05:31Arrancato perché siamo di fronte, come scriviamo nel libro con Daniele Manca, a un momento
05:37paradigmatico di cambiamento, un momento di cambiamento tecnologico sostanziale, quelli
05:44che sono sostanzialmente i grandi dati che abbiamo prodotto negli ultimi trent'anni e
05:48che oggi possono essere elaborati con una capacità di calcolo straordinaria grazie a questi data
05:55center che abbiamo e che sempre di più incrociano quella che è la tecnologia tradizionale del
06:00computer con le nuove graphic processing unit che addirittura andranno appunto a breve anche
06:06a toccare la cosiddetta tecnologia quantistica dal punto di vista proprio dei computer e riescono
06:12sostanzialmente a fare delle cose straordinarie. Da ormai tre anni abbiamo a disposizione
06:17l'intelligenza artificiale da un punto di vista generativo come viene chiamata, quindi
06:21abbiamo sostanzialmente a disposizione una tecnologia che è un nuovo paradigma dal punto
06:26di vista industriale e questo chiaramente è un momento di cambiamento sostanziale. Lei
06:31citava la Cina, la Cina assieme agli Stati Uniti è riuscita ad abbracciare questo paradigma
06:36tecnologico negli ultimi anni ed è riuscita a fare un salto di qualità straordinario.
06:40L'Europa che ha una competitività storica importante, l'Europa ha fatto nascere l'industria
06:46sostanzialmente, l'Inghilterra è il mondo europeo che ha fatto nascere quello che è
06:51il mondo sostanzialmente industriale moderno, che è un mondo che è molto legato, si tappa
06:55via, quindi abbiamo una delle università madre della storia del mondo occidentale che
07:02ha fatto nascere l'università e che di conseguenza dimostra ancora una volta come l'Europa sia
07:07al centro dal punto di vista della capacità scientifico tecnologica, però negli ultimi
07:1130 anni ha un po' arrancato e quindi quello che bisogna fare è sicuramente accelerare
07:17questo percorso, accelerarlo proprio, e mi fa piacere che ci sia un grande imprenditore
07:22da noi ospite, quindi accelerarlo proprio facendo leva sul tessuto industriale che abbiamo
07:27in Europa, che è un tessuto molto molto importante, fatto di aziende non necessariamente enormi
07:32dal punto di vista della scala, ma che devono sempre di più cercare di abbracciare questa
07:36nuova tecnologia che rappresenta sicuramente quello che è il cambiamento, che gli aiuterà
07:42a fare ancora più innovazione, quello che abbiamo appunto contezza, abbiamo contezza in
07:46questi anni in modo sostanziale è che l'economia ha bisogno di crescita e la crescita è figlia
07:52proprio della connessione tra scienza, tecnologia e mercato, quindi di innovazione dal punto
07:57di vista di quelli che sono i processi di cambiamento aziendali, i processi di trasferimento
08:02appunto di prodotti e servizi sui clienti e sui consumatori. Questo percorso è stato
08:07fatto dagli Stati Uniti, viene fatto storicamente perché gli Stati Uniti sono un paese molto
08:11come dire sensibile all'innovazione e alla tecnologia, la Cina ci ha dimostrato che si
08:15può farlo anche in tempi relativamente non sospetti, in 30 anni la Cina ha cambiato completamente
08:21quello che è il suo substrato dal punto di vista economico-industriale, l'Europa che
08:28ha una storia molto forte e che deve sostanzialmente in questi anni come dire svegliarsi dal punto
08:33di vista della velocità con cui si fa l'innovazione, deve cercare di abbracciare questo paradigma
08:37per riuscire a velocizzare il percorso.
08:40Ma secondo lei, parlava giustamente, noi ce ne stiamo accorgendo tutti ciascuno nella propria
08:46posizione di una fase rivoluzionaria, di cambio di paradigma. In passato le nostre
08:53democrazie occidentali hanno basato molto della loro crescita sull'idea dell'individuo,
08:59della libera iniziativa dell'individuo che è quella che muove la crescita, lasciamo liberi
09:05gli individui di fare e tutto funzionerà. In questo cambio di paradigma pesa in realtà
09:12ha anche la necessità di coordinare le forze, gli sforzi, di avere istituzioni che coordinano
09:18la mobilitazione di risorse, di intelligenze per fare il salto. Questa è una riflessione
09:25che ci viene anche proprio dal vedere quello che ha fatto la Cina, che su questo ha lavorato
09:29molto.
09:31Ma la risposta è assolutamente affermativa. Noi nel campo dell'economia abbiamo la contezza
09:35che le istituzioni sono una parte fondamentale del percorso di crescita che fa una nazione.
09:41Ci sono fiorfiore di paper che appunto hanno dimostrato addirittura il premio Nobel dello
09:47scorso anno, il professor Assemoglu di MIT e un team appunto di altri ricercatori appunto
09:52ha vinto il premio Nobel proprio perché ha dimostrato che le istituzioni sono fondamentali
09:56nel raggiungere la crescita. Le istituzioni coordinano esattamente come dice lei questo percorso
10:01di collegamento tra Shakespeare, tecnologia e mercato e lo fanno proprio perché con la
10:06loro sostanzialmente capacità di coordinamento riescono fondamentalmente a valorizzare quella
10:11che è la libera iniziativa e quello che è il percorso dei singoli individui. Diciamo
10:16che forse un po' la sorpresa di questi 30 anni è che questo percorso che noi abbiamo
10:21sempre nella visione del capitalismo tradizionale vissuto come un percorso appunto di coordinamento
10:28in cui appunto esiste un approccio come si dice in inglese molto anche bottom up, la
10:34Cina ci sta dimostrando che può essere anche molto forzato dall'alto verso il basso, quindi
10:38questa effettivamente è un po' una sorpresa dal punto di vista, se mi permette, scientifico
10:45dal punto di vista di quello che effettivamente sappiamo perché l'idea di fondo è ovviamente
10:50che ci sono tutta una serie di assunti fondamentali che il capitalismo mette in campo tra cui il diritto
10:56di proprietà, tra cui appunto la libera iniziativa come evidenziava, che abbiamo sempre ipotizzato
11:00essere fondamentali nel coordinamento di questo sforzo collettivo che porta sostanzialmente
11:06alla crescita che porta a quello che è il percorso di progresso scientifico e tecnologico.
11:11La Cina sta dimostrando effettivamente che evidentemente esistono delle terze vie che erano
11:16ancora ignote.
11:18Daniele, che ne pensi invece della nostra dimensione italiana? Perché in questo contesto complesso
11:24però poi non ci dobbiamo nemmeno dirresponsabilizzare dicendo che però è sempre colpa di qualcuno
11:30che non ha fatto qualcosa. Possiamo fare la nostra parte. Qual è la tua visione?
11:36Sicuramente possiamo fare la nostra parte, però lasciami dire almeno due cose preliminari
11:43che sono queste. Intanto l'innovazione. Ma che caspita è l'innovazione?
11:50Cioè in realtà tutti parlano dell'innovazione ma se uno dovesse definirla avrebbe grossissime
11:58difficoltà. E questo è il primo punto da mettere alla base di una discussione sull'innovazione.
12:11perché l'innovazione per esempio non è un cambiamento. Perché il cambiamento presume
12:17che ci sia una cosa prima e poi dopo tu la prendi e la cambi.
12:21Ora l'innovazione è un qualcosa che intanto si impara. E qui bisogna sfatare a un altro mito.
12:31Cioè non è che c'è il genio, no? Tutti pensiamo a Steve Jobs, un genio, ha avuto un'intuizione
12:39dell'iPhone, ha avuto un'intuizione dell'iPad. Poi andiamo a scoprire che in realtà l'iPad
12:45c'era già. 1999 l'amministratore delegato della Pepsi Cola che era stato chiamato da Steve Jobs
12:53alla Apple per risanare la Apple aveva inventato una cosa che si chiamava Newton
12:59ed è uguale all'iPad che vediamo oggi. E quindi cominciamo a capire che non sono i colpi
13:07di genio che fanno l'innovazione. Leonardo stesso nasce da una famiglia disagiata e non studia.
13:16Lui scopre la matematica, la scopre dove? A Milano quando incontra Luca Pacioli che è l'inventore
13:22della partita doppia e quindi comincia a studiare la matematica. Questa parola studiare è fondamentale
13:33perché innovatori non si nasce, innovatori si diventa giorno per giorno attraverso, per
13:40questo noi nel libro l'abbiamo intitolato a casa di Einstein perché ci sembrava l'esempio
13:48più evidente di innovatore e perché Einstein stesso non era innovatore perché a un certo
13:57punto si è svegliato la mattina, ha visto un treno, allora quelli che stavano sul treno
14:01si muovevano in un modo, quelli che stavano sul treno vedevano invece la terra che si muoveva
14:06e via dicendo, caspiterina. No, era un signore che aveva metodo, studiava e quindi cominciamo
14:15a vedere che questa innovazione è qualcosa di molto più concreto di quanto noi possiamo
14:22pensare. Il fatto che Einstein avesse metodo è dimostrato da una cosa, non solo che ha avuto
14:2714 case, quindi con metodo cambiava casa, ma anche dal fatto che era un musicista, era
14:33un violinista e lui tutte le settimane faceva una bella serata a Princeton in America dove
14:40si è poi trasferito nella sua villetta bianca e faceva queste serate di musica e voi sapete
14:46chi ha mai approcciato uno strumento musicale che non si riesce a suonare uno strumento se
14:55non hai metodo, costanza e qui cominciamo a vedere le lezioni dell'innovazione. Una delle
15:02altre lezioni dell'innovazione per cui l'innovazione si impara è la consapevolezza e cioè capire
15:09rispetto agli altri dove sei. È un esercizio che non tanti fanno, perché qui in Italia
15:16non siamo abituati tanto al merito, per noi il merito è una cosa che ci fa un po'
15:23la vediamo male, mentre invece il merito è una cosa fondamentale, perché? Perché se
15:27tu riesci a riconoscere che qualcuno è più bravo di te, impari da lui, tu sarai più bravo
15:33a fare altre cose. Ecco che pian pianino allora l'innovazione diventa una cosa concreta.
15:41Perché dico questo? Perché a volte noi, per venire alla tua domanda, a volte noi ci inseriamo
15:50in un dibattito mondiale in cui non abbiamo consapevolezza di dove stiamo. Parlare di innovazione
15:59in Italia è difficilissimo. Lasciatemi dire, negli Stati Uniti innovazione danno per scontate
16:09queste cose che vi ho detto, in Italia non le danno per scontate. A cominciare dal merito,
16:14a cominciare dalla consapevolezza, a cominciare dal metodo, a cominciare dal fatto che devi studiare,
16:22a cominciare dal fatto che per esempio l'innovazione non è una questione del singolo, ma è una
16:30questione di comunità. Noi non sapremo mai, sempre per tornare a Steve Jobs, se l'iPhone,
16:38questa cosa qua, questa tastiera virtuale, quando lui la presenta nel 2007, c'erano i Black
16:45Barry. Tutti dicevano, eh caspita, chissà, ma perché, come farò a usarla? Qual era stata
16:52la forza di Steve Jobs? La consapevolezza di capire che erano cambiate le condizioni al contorno,
17:01una per tutte. Banalmente c'era il 3G, cioè questa roba qui si connetteva in maniera più
17:09veloce. L'altra cosa che aveva dalla sua parte era la comunità. Se tu fai innovazione e nessuno
17:16ti capisce, è un problema. Ritorniamo ancora all'invenzione. Ci deve essere una comunità,
17:23un mercato, una scuola, un'università che ti comprende. E qui arriviamo appunto al dato
17:31fondamentale. Quando noi ci inseriamo in questi dibattiti, noi non sappiamo l'Italia
17:39dove sta. Perché? Perché l'Italia non ragiona su se stessa. Io ringrazio il Rettore, ma guardatevi
17:48attorno. No? Allora, l'Italia ragiona su questa cosa? Ragiona sul fatto di avere questo collegio?
17:59No. Se voi andate, quando Francesco I invita Leonardo nel 1511 in Francia, non è che invita
18:11Leonardo. Lui aveva una serie di artisti. A Leonardo gli fa un bel palazzotto che si chiama
18:18il Closelusier, che vi invito ad andare a vedere, che i francesi tengono neanche fosse una roba
18:26proprio preziosissima. Perché? Perché continuano a ragionare su se stessi. Noi non ragioniamo
18:33su noi stessi. Noi parliamo di innovazione senza partire dal fatto che l'Italia è uno dei più
18:40grandi paesi dal punto di vista dell'innovazione, ma non se lo dice. Io qui alzo la palla però
18:49all'imprenditore. Perché fare in modo di stare nel carrello della spesa ogni volta che si va
18:58a fare la spesa al supermercato non è una roba facile. Noi il nostro mensile innovazione, quello
19:07che facciamo col Corriere della Sera, uno dei tanti prodotti, aveva a pagina 2 e 3 un signore
19:14che probabilmente Dario Scotti conosce, Giovanni Rana. E che cosa abbiamo fatto? Abbiamo dato due
19:24pagine perché noi pensiamo che uno si mette lì e fa il tortellino. C'è uno chef stellato
19:32che studia con metodo, con sapevolezza, studia il mercato, vede le cose, il processo e alla fine
19:41capisce se il prodotto è arrivato e se è producibile perché non è che poi... e se poi c'è
19:47qualcuno
19:47che se lo compra quel prodotto là. Queste cose qua, chi le racconta? Io non è che voglio dire
19:54molto Corriere della Sera. Però chi è che le racconta? C'è un paese che capisce che esistono
20:03luoghi come questi, università, luoghi di cultura, di sapere e li assume in modo tale che quando
20:12va a dibattere di innovazione, che cosa deve fare l'Europa e perché l'Europa sta indietro,
20:18sa perfettamente come l'Italia si può inserire in questo processo. Mi spiace dirlo, no.
20:26Noi questa cosa qua, per cui la risposta è, noi non ce la possiamo fare se cominciamo a raccontarci
20:35noi stessi e quindi io alzo la palla qui all'imprenditore.
20:41E ti rubo il mestiere. Anche perché ci aiuta, come dire, a andare nel pratico perché appunto
20:48noi i giornalisti parliamo. Esatto, questi sono chiacchioli, poi c'è qualcuno che la fa l'innovazione.
20:53Io la presentavo all'inizio raccontando il percorso della sua azienda, è interessante capire
20:58secondo lei quale peso ha avuto la capacità di innovare, di cambiare delle cose per ottenere
21:04quei risultati e anche se ci fa degli esempi di innovazioni e in realtà anche dell'affrontare
21:14il rischio. Perché poi l'innovazione vuol dire uscire un po' dalla comfort zone e dire
21:18quello che fino a ieri ho fatto così, oggi provo a farlo diversamente. Perché sono convinto
21:23che potrebbe andare meglio, però uno lo impara dopo se veramente funziona o no. Quindi vuol dire
21:28che si sta prendendo un rischio. Ci racconta un po'?
21:32Grazie per parlare dopo Marca e dopo Verona non è facile, però io parlo da imprenditore
21:43della mia esperienza aziendale, stando collegato al concetto di innovazione e al concetto globale
21:53in cui dobbiamo trovarci, in cui con quale conviviamo. Ma per tutto quello che pensavo
22:01mentre vi ascoltavo, io sto divertendo, sto imparando, quindi grazie.
22:05A parte questo mi sento di dire una cosa che avvantaggia secondo me noi imprenditori.
22:13Oggi un'azienda opera nel mondo tendenzialmente e quindi le problematiche geografiche dove ti
22:20trovi sono meno incidenti di come potevano essere una volta. Oggi un'azienda per lavorare
22:27deve avere un ruolo, un ruolo lo puoi avere facilmente a livello globale più che a livello
22:33internazionale. Quindi dico che fortunato che sono, in quanto nonostante mi trovi in
22:38un'Europa che sta andando nel complesso economicamente malissimo rispetto a Stati Uniti, non parliamo
22:45della Cina, però le mie aziende può giocarsi da partite. Questo è un bel vantaggio che si
22:54sente bene adesso. È un bel vantaggio che mi sento di dire ho come azienda. Ma questo
23:00però riguarda anche l'individuo. Oggi un individuo può anche vivere a Lampedusa, stare a Lampedusa,
23:05ma esprimersi perché oggi il mondo è globalizzato, tutto è connesso, intelligenza artificiale,
23:12tutto è collegato. Insomma, vabbè, adesso torno alla mia azienda. La mia azienda si sale
23:18tanti anni fa. Io l'ho avuta in mano molto presto per una serie di motivi. Io avevo figlio
23:23unico, mio padre in quel momento voleva lasciarmela presto e quindi ho avuto la fortuna di poter
23:31avere l'entusiasmo dei 28 anni. Avere il potere... Questo è già un grande tema perché vuol dire
23:40valorizzare i nostri giovani e non lasciare... Assolutamente, assolutamente. Quindi avevo l'entusiasmo
23:47e il potere, che di solito chi ha l'entusiasmo non ha il potere e chi ha il potere non
23:54ha
23:54l'entusiasmo. Mi viene adesso, ma è un po' così. Io avevo la possibilità di fare
23:58un'azienda piccola e avevo l'entusiasmo di uno di 28 anni. Quindi potevo esprimermi
24:05molto meglio. Molto bene. Cosa che capita raramente in generale, ma penso non solo nell'economia,
24:11non solo nelle aziende in generale. E allora cos'è che era? Qual era la molla forte? La
24:19molla forte era, lo dico, l'ambizione aziendale e personale. Direi personale e aziendale, mossa
24:27dalla passione. Quindi era l'ambizione personale che ha un ragazzo giovane, aziendale di un'azienda
24:34che ami perché di famiglia da sempre, unitamente alla passione che è fondamentale. Quindi
24:43ambizione e passione. Poi con gli anni, con il successo, che calla l'ambizione personale,
24:49man mano che ti appaghi, rimane l'ambizione aziendale e di far bene alle persone a cui puoi
24:57far bene. Cambiano le motivazioni. Quindi a me sono partito forte perché avevo questi
25:02due componenti di ambizione e la passione. E avevo il potere di poter fare. I primi anni
25:09cosa facevo? La nostra azienda aveva 30 dipendenti e noi crescevamo così. Mi ero
25:16accorto che se andavo avanti a fare così, continuavo a fare così, ma non creavo qualcosa
25:22di particolare. Quando è che abbiamo cominciato a fare dei salti? Quando abbiamo cominciato
25:28a fare l'innovazione. Innovazione, innovazione e invenzione che un po' si sfiorano. Qui vi
25:36dico alcune cose che sembrano banali. Direi innovazione di prodotto fondamentalmente in quella
25:42fase. Oggi vi parlo, non so, dell'isolo sottovuoto. L'isolo sottovuoto oggi è normale, ma il sottovuoto
25:48lo inventammo noi. Ma a essere onesti no, non è che lo inventammo noi. Noi copiamo
25:55l'idea da un piccolo artigiano che lo faceva, lo facevamo a livello industriale, quello che
26:00diceva Anca, e l'abbiamo fatto diventare nostro. Poi abbiamo inventato i portati in Italia
26:07regaletti di riso, quelli che già c'erano, i cracker di riso, la pasta di riso, l'olio
26:12di riso. Poi peccato che dopo un po' arrivavano anche gli altri. Era un'innovazione che era
26:19obbligata a continuare, perché se no tu innovi ma ne benefici per poco tempo. Sempre meno
26:26tempo, perché oggi tutto corre più veloce. Quindi l'innovazione è la base. Lei diceva
26:32l'innovazione, il rischio dell'innovazione. Ma io dico che oggi innovare è rischioso.
26:38In un mondo che cambia così veloce forse non innovare è ancora più rischioso.
26:43Perché ti trovi sicuramente... Com'è la vita dell'imprenditore oggi? Quindi oggi un imprenditore
26:50deve lavorare molto sulle persone, le persone sono fondamentali, su un sistema che va davanti
26:56per conto suo. E cosa deve fare l'imprenditore? Più che mai concentrarsi sull'innovazione
27:02o su quelli che ti fanno l'innovazione, perché tu poi vai avanti con gli anni e sei meno innovativo,
27:08ma devi far sì che il tuo sistema diventi innovativo al tuo posto. Sempre di più. Io ho tre ragazzi
27:15in azienda che hanno la possibilità, nel gruppo, noi siamo un gruppo di aziende, ogni mia figlia
27:20non è sottimanager, ogni mia figlia ha un suo ruolo importante. Della prima che
27:26è un'azienda che gestisce lei in Romania. Ecco, sono ragazzi che possono fare creazione
27:32di valore, innovazione. Ecco, io quello che cerco è di portare a livello di figlie, a livello
27:38di manager, a livello di operaio, il concetto di poter fare innovazione. Per poter fare innovazione
27:46deve far sì che tutto il tuo sistema sia motivato. L'innovazione arriva se c'è motivazione,
27:51se c'è passione. È difficile che arrivi casualmente. E poi, come diceva, manca
27:56poi devi passare dall'idea che magari è intelligente a farla diventare efficiente,
28:03valida, perché il mondo è pieno di sognatori. Puoi trasformare il concetto, l'innovazione
28:09teorica in qualcosa che ha un significato, un valore, è molto difficile. Io sono abbastanza
28:14contento di come vanno le cose nella mia azienda. Io parlo di imprenditori in questo momento
28:19qua, non è giusto? Però mi rendo conto che siamo in un mondo, e questo invece incide
28:24su di te, in grande evoluzione, un mondo pieno di fragilità e di situazioni continue, molto
28:31grandi, enormi, alcune prevedibili, la maggior parte imprevedibili. E allora un'azienda si
28:37trova a trovarti delle situazioni di una gravità enorme che non mi immaginavi potessero
28:43verificarsi. Allora ecco che l'imprenditore deve essere capace, deve riuscire a stare
28:49bene in mezzo a questa situazione di evoluzione continua, magari rivoluzionando quello che
28:55fai tu e beneficiando di queste situazioni continue. È anche divertente lavorare così,
29:03è chiaro che devi lavorare con dei concetti di base, alcuni gli stessi di sempre e altri
29:10con dei concetti nuovi. Io vedo la mia azienda, è un'azienda che va bene, è un'azienda
29:15solida, però se uno mi dice, la vedi rischiosa? Sì, oggi cos'è che non è rischioso? Tutto
29:22è rischioso. E questo è un po' anche la molla dell'imprenditore.
29:27Lei adesso, credo, stia lavorando a una riorganizzazione, digitalizzazione di tutta la parte logistica che
29:35terminerà l'anno prossimo. Questa è una cosa già concreta che sta facendo. Ma se lei dovesse
29:41immaginare un'innovazione che le piacerebbe, insomma che oggi non è ancora in campo, ma su
29:48cui vorrebbe lavorare nei prossimi anni, cosa le verrebbe in mente? Ha qualche idea?
29:56Prima di tutto è la prima volta che mi arriva una domanda così. Complimenti. Razionalmente
30:04non ci ho mai pensato a un qualcosa che mi piacerebbe particolarmente. Ma quello che mi
30:10piacerebbe per la mia azienda è prima di tutto di continuare questa continuità che è
30:15partita nel 1860. Come mi sento io e la mia famiglia al servizio dell'azienda, fa sentire
30:24tutti quelli che ci lavorano al servizio dell'azienda, perché solo in quella maniera lì
30:28lavori meglio per il bene comune. Se tu hai un bene comune lo segui meglio, con più passione,
30:36più attenzione, che non qualcosa che non senti tuo. Mi piacerebbe vedere un'azienda che porta
30:43avanti tre concetti. Mi vengono così. Il concetto del prodotto, perché alla fine
30:48cos'è un'azienda? Un'azienda è la proposta e il prodotto è la parte della proposta. Quindi
30:52è un prodotto validissimo. Un prodotto che deve essere caratterizzato, unico nell'alimentare
30:58un po' difficile e barierato. Cioè fa qualcosa di buono che gli altri ci mettano un po' a venirti
31:04dietro. Il secondo concetto che mi sento di dire oggi è con tutte le persone con cui abbiamo
31:12che fare, che siano i dipendenti, che siano i consumatori. Dare il prodotto è un sogno.
31:17Perché oggi la gente vive di emozioni. Quello è fondamentale. Questo è fondamentale.
31:23E poi il terzo concetto che mi viene, per quello che vorrei valorizzare nei prossimi
31:27anni, è l'etica. Se questa azienda riuscirà a essere, il gruppo Scotti, molto forte nel
31:34prodotto, molto forte nelle emozioni, il sogno che dà e nell'etica che è comune,
31:40comunicherà, allora sarà un'azienda che mi piacerà molto e che secondo me potrà
31:46avere un futuro. Se ma anche in queste cose sarà molto più difficile.
31:50Molto interessante anche perché ci ha portato su una dimensione valoriale e con un racconto,
31:56mi permetta di dire, di una lucidità anche nell'evidenziare le dimensioni e le criticità
32:04non è per niente scontato. Proviamo a fare un secondo giro di tavolo. Abbiamo 15 minuti,
32:10quindi 5 minuti a testa più o meno. Mario Verona, a parte a chiederle le sue considerazioni
32:20su quello che ha sentito, però riflettevo su una cosa. Quando si parla di innovazione si
32:28pensa a Schumpeter, alla distruzione creativa eccetera. Dario Scotti ci ha parlato molto
32:36anche di etica e di comunità, quindi mi verrebbe da dire, probabilmente riusciremo a innovare
32:42di più se sappiamo che c'è un sistema per gestire anche la fase critica che l'innovazione
32:49comporta, che è quella del passare da un modello all'altro. È un tema questo?
32:56Assolutamente, forse è il tema. È il tema perché, mi faccia dire questo, e devo dire
33:02che avere nel panel l'esperienza di un imprenditore che è riuscito a fare cose importanti è la
33:10dimostrazione anche di come si possano fare queste cose. Il problema fondamentale che stiamo
33:14vivendo, ritorno a sottolineare come facciamo con Daniele con il libro, questo momento di
33:20cambiamento paradigmatico che è indipendente dalla tecnologia, cioè lo causa la tecnologia
33:26ma che poi richiede appunto uno sforzo di innovazione. Il vero problema è che noi viviamo
33:32sostanzialmente in un mondo che ha vissuto per 50 anni, come dire, di inerzia di innovazione.
33:38Noi siamo figli del Novecento, il Novecento soprattutto in Italia, ma questo vale ovviamente
33:44per tutto il mondo, è figlio di quello che è accaduto dopo la Seconda Guerra, di una
33:47crescita del piano Marshall, della grande industria che abbiamo messo in piedi fondamentalmente
33:54appunto negli anni 50-60, che ha creato tante piccole aziende ed aziende che sono diventate
34:00anche eventualmente grandi, ma che poi si sono un po' sedute perché hanno sviluppato
34:04importantissimi prodotti in tutti i settori appunto, dall'alimentare all'automotive, dai
34:09campi eventualmente anche più tecnologici e quelli più scientifici, ma che tendenzialmente
34:14poi ha innovato solo molto molto incrementalmente. Adesso è un momento dove l'imprenditorialità
34:19torna importante, proprio perché come avete ben detto il mondo è diventato perfettamente
34:23globale, è diventato un mondo in cui qualsiasi cosa faccio poi viene imitata il giorno dopo
34:29da un concorrente e di conseguenza ci deve essere una spinta proprio al cambiamento che
34:35è ancora più forte, ancora più sistematica, ancora più in continuativa. Ed è un cambiamento
34:40proprio perché il mondo è globale che richiede anche, lo abbiamo detto sin dall'inizio,
34:44una dimensione, una scala, perché senza la dimensione, senza le sinergie si fa un po'
34:50fatica. Piccola parentesi, bene finalmente che anche l'Europa abbia creato questo famoso
34:56ventottesimo Stato copiando gli Stati Uniti con il Delaware, quindi nel giro fortunatamente
35:02implicheremo due anni a mettere a terra questa importante innovazione istituzionale, però
35:06finalmente chiunque in Italia abbia un'idea può sistematicamente lanciarla su tutto il
35:11mercato europeo, 450 milioni di utenti come viene fatto negli Stati Uniti con lo Stato
35:16del Delaware, che chiunque abbia una start up il giorno dopo la rende attiva su 320 e passa
35:22milioni di clienti. Quindi la dimensione è fondamentale ma l'innovazione è fondamentale
35:27e purtroppo noi siamo in un contesto imprenditoriale e aziendale che tende a pensare che quello che
35:34conta è la gestione. La figura anche nelle università che formiamo, che è quella probabilmente
35:40quella più importante dal punto di vista anche della numerosità del volume, sono i famosi
35:45manager. I manager tendenzialmente hanno una cultura di gestione, non di innovazione.
35:50Invece in questo momento storico è fondamentale proprio far tornare questo spirito di imprenditorialità.
35:57Ora, venendo alla sua seconda domanda e tornando anche un po' al tema di che cos'è
36:01l'innovazione, guardi che Schumpeter ci ha detto che l'innovazione fondamentalmente
36:05sono tre cose. È la disruption, è creare queste cose straordinarie. C'è il GPT, la
36:12macchina elettrica, piuttosto che il satellite Artemis che va appunto nello spazio.
36:18Ma l'innovazione è anche due altre cose. L'innovazione di processo, quindi la capacità
36:24poi di fare tanti cambiamenti che aiutano sostanzialmente anche a realizzare e a trasformare
36:29meglio le cose, indipendentemente dal fare i prodotti. E qui tutto il tema della sostenibilità
36:35gioca sostanzialmente nel campo dell'innovazione, chiaramente. Fare le cose meglio rispetto a
36:40come le facciamo è un qualcosa di fondamentale per il futuro. E la terza innovazione fondamentale
36:46è quella di cui stava parlando il dottor Scotti. C'è l'innovazione organizzativa,
36:50cioè il fatto che io comunque crescendo, sviluppando dei sistemi ancora più complessi,
36:56acquisendo aziende, diventando più grande, io devo mettere in campo dei cambiamenti molto
37:00molto importanti che richiedono anche una ridefinizione di quelli che sono i sistemi
37:05di incentivi all'interno della mia organizzazione, che richiedono di mettere in campo una imprenditorialità
37:09diversa all'interno di quello che è il mio capitale umano. Quindi il vero tema di questi
37:14anni è tornare a uno spirito imprenditoriale, indipendentemente dal fatto che io abbia una
37:20start-up, indipendentemente dal fatto che io sia uno scienziato, indipendentemente dal
37:25fatto che io sia un manager, indipendentemente che io sia un quadro all'interno di un'azienda,
37:31devo tornare ad avere uno spirito imprenditoriale perché il cambiamento è il nome del gioco di
37:36questi anni, ed è quello che cerchiamo di dire all'interno di questo libro.
37:40Grazie, poi questo sullo spirito imprenditoriale poi ne parliamo con Scotti.
37:46Ma puoi andare subito da lui, non offendo.
37:50A te in realtà volevo così darti uno stimolo su una cosa scritta nel vostro saggio, che in realtà
37:59è tratta da uno scritto di Einstein, che a me ha colpito perché l'ho sentita come dire
38:04vicina ai nostri tempi, anche Scotti prima quando ha parlato di tutte le criticità che
38:09ci troviamo a affrontare, cioè abbiamo tutti presente le complessità internazionali in
38:15cui siamo e Einstein diceva la crisi può essere una grande benedizione per le persone
38:21e le nazioni perché è proprio la crisi a portare progresso, la creatività nasce dall'angoscia
38:27come il giorno nasce dalla notte oscura.
38:31Cioè l'idea anche di valorizzare, perché no, la difficoltà ma però per trarne un'energia
38:38positiva per andare oltre.
38:41Forse è anche questo che dovremmo leggere come spirito dei nostri tempi per trovare carica
38:48positiva per andare oltre.
38:50Sì, beh, poi è il concetto un po' del fallimento, poi alla fine.
38:55E non avere paura poi del fallimento.
38:57Il concetto, scusate se io controllo il telefonino, tanto per parlare di innovazione, perché
39:02ho il parcheggio con la app, allora sto lì e siccome prende e non prende, quindi non
39:10è che sto facendo altro, è una roba molto semplice.
39:14Però mi sentivo di dirlo, perché se no non c'è quello che sto facendo.
39:18Ecco, ho la app Easy Park, quindi avanzo.
39:24Quindi il concetto sì, è sicuramente quello del fallimento, che è anche un'altra cosa
39:30che in Italia non riusciamo a valorizzare abbastanza.
39:37Lo diciamo sempre, però non ci riusciamo.
39:42E qui bisogna dire una roba che secondo me ogni tanto ce lo dobbiamo dire.
39:50Molto dipende anche dall'approccio.
39:53Cioè noi, poi sì, è vero, possiamo studiare, possiamo fare un sacco di cose, ma se tu non
40:01hai l'approccio, che è appunto la differenza che diceva Gian Mario prima, il manager fa un
40:08bellissimo lavoro, che è quello di gestire.
40:12L'approccio imprenditoriale è un altro.
40:15L'approccio imprenditoriale è quello che mi diceva qualche minuto fa, diceva guarda,
40:20sì è vero, a stretto di ormo, c'è un bel problema, ma ci dicevamo, se dovessimo pensare
40:29a tutte le crisi che abbiamo passato negli ultimi 25 anni, tutto assume un contesto completamente
40:37diverso.
40:39Perché noi ci siamo già dimenticati il fatto che cinque anni fa stavamo tutti chiusi in
40:43casa.
40:45Ce lo siamo già dimenticato.
40:47Rimosso.
40:49Ecco, quando si comincia a rimuovere non si sta imparando, ma si sta rimuovendo.
40:57E quindi ecco il concetto di essere consapevoli, nel libro lo facciamo, lo diciamo tanto, questa
41:04roba qua delle sei lezioni.
41:06Perché?
41:07Perché guardate che se l'innovazione non è introiettata con un approccio che è quello
41:13dell'imparare continuamente dagli altri poi, e quindi imparare dagli altri che sono più
41:19bravi, noi non riusciremo mai a non aver paura del fallimento.
41:28Molti mi chiedono, ma il Corriere della Sera come fa a aver resistito mentre l'editoria
41:35ti pinti, ti tati, sotto, no?
41:37Come ha fatto?
41:39Nel libro infatti c'è un capitolo dedicato all'editoria.
41:42C'è un capitolo dedicato all'editoria e allora che cosa è che scopriamo?
41:48Scopriamo che tutto quello che abbiamo fatto per essere oggi il Corriere che ha 780.000
41:57abbonamenti digitali, che sono paragonabili ai 12 milioni di abbonamenti del New York Times
42:03negli Stati Uniti, non è che è nato due anni fa, tre anni fa, ma è nato, pensate, nel 2007
42:12e quindi nel libro raccontiamo tutta questa storia qua perché il libro racconta storie
42:18per capire, per imparare e per non rimuovere.
42:23Quindi quando Einstein appunto dice dalla notte oscura arriva il giorno, ti sta dicendo
42:31attenzione, noi possiamo essere nella situazione peggiore, però intanto cominciamo a chiederci
42:39ci siamo già stati, non ci siamo già stati, abbiamo imparato dall'esperienza, non abbiamo
42:45imparato.
42:46Ecco che il fallimento diventa non un fallimento, ma un modo per imparare.
42:54L'altra sera eravamo io e Gian Mario all'università Bocconi con i tre unicorni italiani, sono
43:00quelle start up che nel giro di poco tempo raggiungono un miliardo di capitalizzazione.
43:06Questi tre unicorni, uno probabilmente lo conoscete, Satisfay, quello che si paga col telefonino
43:12nei bar e via dicendo.
43:14L'altro è Bendy Spoon, che forse questo come Bendy Spoon non lo conoscete, però conoscerete
43:21sicuramente WeTransfer, America Online, Eventbrite, quello con cui prenotate le cose, ecco quelle
43:29lì sono tutte robe italiane.
43:30Il terzo, questo sicuramente non lo conoscete perché si chiama Diamond e fa intelligenza
43:36artificiale che vende, pensate bene, in America, perché in Italia, abbiamo anche questo vizetto,
43:47ogni tanto siamo un po' esterofili, pensiamo che l'intelligenza artificiale sia OpenAI, sia
43:54Microsoft, sia Google, mentre in Italia ci sono aziende che la fanno e che all'estero
44:00vengono molto valorizzate.
44:02Ecco, tutti e tre ci hanno detto, quello di Bendy Spoon ha detto che accetta fino a 50 fallimenti
44:12dalla sua struttura. Al cinquantunesimo diceva, vabbè, non basta, adesso abbiamo fallito
44:18troppo. Però fino a 50 fallimenti una persona ha la possibilità di sperimentare. Dice, se
44:28io non avessi dato questa possibilità, come avrei fatto a passare da 10.000 euro, che fu la
44:36prima acquisizione che fecero, pensate, 10.000 euro, oggi l'azienda capitalizza 12 miliardi.
44:44Ecco, questo è il processo. Però tutto questo secondo me nasce dall'approccio. E noi italiani
44:53un esame di coscienza ce lo dobbiamo fare. Cioè ci dobbiamo fare questo esame di coscienza
44:59se quando un imprenditore ci dice che al terzo punto mette l'etica, noi gli dobbiamo dire
45:10grazie. La politica la mette al centro l'etica, gli amministratori la mettono al centro l'etica.
45:22Noi pensiamo invece all'impresa come solo profitto. Purtroppo l'impresa è una comunità
45:29e qui torniamo al concetto secondo me. Mi sono preso un sacco di tempo, madonna mia.
45:37Interessantissimo. Per me imprenditore sentire lei è interessantissimo perché raramente io
45:43parlo con persone come lei. Io parlo più con gli imprenditori, più con i manager, con i clienti.
45:52Quindi sentire lei per me è molto interessante. Quindi che devo dire?
45:57Allora, per ricucire c'è il concetto del sbaglio, fallisco, però non mi devo deprimere.
46:07È una maniera per capire che cosa va o non va e poi rilanciare.
46:11E mi piaceva anche quello che diceva prima Verona perché si ricollega a quello che dici
46:17tu Daniele e cioè ha parlato di tornare allo spirito imprenditoriale. Allora io quel tornare
46:24lì però cosa mi fa pensare? Che sotto c'è una lettura sul fatto che forse come paese
46:30un pochettino ci siamo un pochettino seduti, forse dobbiamo un po' rialzare la testa e prendere
46:38questo spirito imprenditoriale in ogni dimensione perché io posso avere uno spirito imprenditoriale
46:43anche mentre lavoro da dipendente dentro la mia azienda se sono in grado di fare proposte,
46:49idee eccetera. E mi permetto di dare una mia impressione e visione, secondo me la risposta
46:55è sì, ci siamo un po' seduti sullo spirito imprenditoriale. Si vede anche da diverse indagini,
47:00l'indagine GEM sull'imprenditorialità nei vari paesi eccetera. Quindi lo chiedo a qualcuno
47:08che questo problema non ce l'ha perché lei l'impresa la fa e la sta facendo bene, ok,
47:13però magari ha qualche idea su come cercare di spingere il paese, il sistema, la comunità
47:21a valorizzare un pochettino di più lo spirito imprenditoriale delle persone. Adesso ad esempio
47:28parliamo tutti, cioè come dire il totem è l'intelligenza artificiale, abbiamo l'intelligenza
47:33artificiale, tutti ne parliamo però qui il tema è portare questa intelligenza artificiale
47:39dentro ai processi delle imprese perché dalle parole ai fatti, forse questa è una cosa concreta.
47:46Assolutamente sì, ma guardi provo a seguire quello che lei mi ha un po' indicato, ma soprattutto
47:51guardi il discorso del fallimento, dicevo prima ma mosso molto l'ambizione personale e aziendale,
47:59poi aziendale e personale, poi la passione per l'azienda e per le persone attorno a me.
48:04C'è un'altra leva molto forte che colpisce e tocca a noi imprenditori in questi tempi,
48:09la paura, la preoccupazione. Tu ti accorgi proprio che non puoi vivere di rendita,
48:16sei messo in gioco di continuo e allora a questo punto occorre l'innovazione.
48:21Quindi l'innovazione diventa, e mi ripeto, non solo un elemento per fare i salti in avanti,
48:26ma per vivere, per vivere, per continuare. Se no è difficilissimo per un'azienda,
48:32io qui vedo degli imprenditori, è difficilissimo pensare che le condizioni che ti fanno magari andare bene oggi
48:37potrei averle ancora tra due, tre, quattro, cinque anni. Quindi l'innovazione è veramente fondamentale.
48:43Poi mi unisco al discorso di imprenditorialità. Secondo me, ecco, parlo così ma è un punto di vista
48:50molto personale. Secondo me, cos'è che è mancato molto in Europa? È mancato proprio lo spirito imprenditoriale.
48:56Perché noi non abbiamo avuto degli grandi imprenditori come quelli per il Nasdaq americano
49:05che sono riusciti a inventare delle utility addirittura. Ma in che modo?
49:11Con uno spirito imprenditoriale straordinario e eccezionale che noi non abbiamo avuto proprio come cultura.
49:17per noi non c'è la cultura imprenditoriale come c'è. Ecco, quindi io direi, manca lo spirito imprenditoriale
49:24che a sua volta è figlio della cultura imprenditoriale.
49:27Quindi dalle scuole forse, potrebbe alimentare. Esatto, esatto.
49:31Per noi uno che ha cultura imprenditoriale è visto bene ma non è apprezzato per come dovrebbe.
49:36Oggi è quella la vera materia piccola che manca, secondo me, della nostra vecchia Europa.
49:43Non c'è quella cultura imprenditoriale che ci deve essere.
49:46Quindi l'imprenditore è quello che è pronto a fare il sacrificio, a osare, a giocare la partita, a fare
49:50innovazione.
49:52Questo è quello che è un po' mancato.
49:54Poi invece cosa fare per migliorare il sistema?
49:58Già ho grandi difficoltà a far andare avanti bene la mia azienda.
50:04E questo è frutto non del fallimento che sarebbe una leva molto forte,
50:08ma di preoccupazioni continue, sofferenze continue che io penso che quasi tutti gli imprenditori hanno.
50:16Ma quindi, cosa stavo dicendo?
50:19Sì, sono motivato da questo.
50:21Penso a come fare a andare bene la mia azienda,
50:24che consigli dare al sistema Italia, al sistema Europa, al sistema esterno.
50:29E' molto difficile.
50:30Io quello che io so è che accuso il sistema esterno per anni e anni
50:34di non aver mai parlato dell'importanza dello spirito imprenditoriale.
50:38L'imprenditore non è mai stato visto come qualcosa di importante,
50:42come qualcosa di sociale, invece l'imprenditore è fondamentale.
50:46Io mi permetto di dire un concetto mio,
50:49che non è proprio mio, ma che ho un po' elaborato, che è questo.
50:53Una volta l'azienda era vista come un'entità economica al servizio della società.
51:02Oggi l'azienda deve essere vista come un'unità sociale al servizio dell'economia.
51:09E allora così prende quella visione, l'imprenditore è visto in quella maniera
51:13che rafforza, stimola quello spirito imprenditoriale
51:17che secondo me è quello che è mancato nella nostra Europa, nella nostra Italia.
51:22Ma però io dico delle osservazioni molto personale
51:25del mio piccolissimo palcoscenico.
51:28Grazie, piccolissimo, in realtà non così piccolissimo, è molto prezioso.
51:33Posso permettermi di aggiungere?
51:34Prego.
51:37Vai.
51:38Aggiungo solo una cosa perché è collegata a quello che diceva il Presidente Scotti
51:45e quello che dottoressa diceva lei sul tema delle scuole.
51:48Visto che siete in un contesto accademico, tra l'altro saluto il Rettore Reali,
51:54è un contesto importante dal punto di vista scientifico e anche di imprenditorialità.
51:59Una delle differenze fondamentali tra l'altro del tipo di scienza che viene fatta negli Stati Uniti
52:03e quella che viene fatta in Europa è che qua gli scienziati vogliono fare anche le start-up.
52:08Da un punto di vista culturale dobbiamo tornare a stimolare questo tema,
52:12che è un tema che storicamente in Europa era anche importante,
52:15ma che ancora una volta si è poi nel corso degli anni anche un po' svilito
52:19perché gli scienziati fanno gli scienziati, pubblicano paper e fanno poco trasferimento tecnologico.
52:25Invece una delle caratteristiche fondamentali è che questo spirito imprenditoriale
52:28deve essere stimolato anche nel campo della scienza
52:31e come diceva giustamente lei deve essere stimolato ovviamente anche nelle scuole,
52:34deve essere stimolato da un punto di vista culturale
52:37e anche in tutto il contesto che caratterizza le istituzioni che ci appunto appartengono.
52:44Bene, grazie, ringrazio tutti per la generosità dei contributi,
52:48chi volesse saperne di più di innovazione può andare a casa di Einstein
52:52e grazie, un po' di spirito imprenditoriale cercheremo di metterlo tutti.
52:57Grazie, grazie, grazie.
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