- 3 mesi fa
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00:04Noi proviamo a capire quali saranno le conseguenze sul prezzo del petrolio con Francesco Martoccia,
00:09Energy Strategist di Citi, che ci ha raggiunto qui in studio. Grazie per essere qui con noi,
00:13buongiorno. Grazie. Ecco, sarebbe interessante provare a capire nei vari scenari, in base,
00:19immagino, alla durata del conflitto, che cosa ci dobbiamo aspettare dal petrolio. Leggevo
00:23alcune previsioni se lo stretto di Hormuz resterà chiuso per ancora un mese, addirittura leggevo
00:29di previsioni di petrolio a 200 dollari al barile. Ecco, vorrei capire per Citi il prezzo
00:34del petrolio che livelli può raggiungere in questa fase. Nel nostro scenario di base, che
00:40al momento è una probabilità del 50%, ci aspettiamo che i prezzi del Brent arrivino almeno a 120
00:45dollari al barile nelle prossime due settimane, che è stato il nostro caso base. È uno scenario
00:52più rialzista, in cui lo stretto di Hormuz viene tenuto chiuso fino alla fine di aprile,
01:00potenzialmente anche per parte del prossimo mese, con dei flussi che riaprono gradualmente.
01:06In quel caso il prezzo del Brent supererebbe i 150 dollari al barile. Ma naturalmente ci
01:12aspettiamo che dopo un rialzo dei prezzi così eccessivo ci possa essere una reazione da parte
01:19della IEA, con nuovi rilasci di stoccaggi strategici che potenzialmente possano attutire
01:25un po' il rialzo dei prezzi.
01:28Ecco, Martoccia, c'è ovviamente un tema di durata del conflitto, ce n'è altrettanto
01:37uno che riguarda in qualche modo gli effetti di una chiusura dello stretto di Hormuz, che
01:45in questo momento sono effetti selettivi, perché alcune navi passano, altre meno, sono
01:50effetti anche geografici. Che cosa rischiamo di vedere in questa nuova geografia che in qualche
01:56modo compone l'energia globale, con l'Asia che ne chiede di più, è disposta a pagarlo
02:01di più l'Europa che rincorre?
02:04Come ha detto esattamente c'è una distinzione geografica da fare. I paesi ad est dello stretto
02:11di Suez sono molto più esposti. Consideri che fra Europa e Stati Uniti le importazioni
02:20dallo stretto di Hormuz sono meno del 5%. Tuttavia bisogna anche notare che i paesi asiatici,
02:28in particolar modo la Cina, che prende dallo stretto di Hormuz circa 6,5 milioni di barili
02:33al giorno di crudo, hanno anche degli stoccaggi commerciali e strategici abbastanza elevati
02:39che gli permettono di resistere per 400 giorni. L'Europa in particolare è esposta più
02:45che altro sui prodotti della raffinazione. L'Europa importa circa 800 mila barili al
02:52giorno fra carbonate per aerei e diesel. L'Italia importa qualcosa come 50 mila barili
03:01al giorno. L'Italia dal punto di vista dei prodotti della raffinazione si trova anche
03:07in una situazione non estremamente critica, bisogna dire, da questo punto di vista.
03:13Insieme alle differenze geografiche tra Asia e Europa e America, vediamo delle differenze
03:18anche sul prezzo, soprattutto accentuate in questo periodo del WTI che si scambia a Chicago
03:24e del Brent europeo. Anche queste a cosa sono dovute, come le vedi e in che modo questa differenza
03:30ha un impatto netto poi sulle economie sia europee che americane?
03:34Ci sono diversi fattori che concorrono a questa differenza, in particolar modo essendoci una
03:39carenza di crudo proveniente dai paesi del Golfo, le raffinerie asiatiche hanno naturalmente
03:47spostato la loro attenzione sui crudi più vicini dal punto di vista logistico, quindi
03:52nel bacino del nord atlantico. A questo va aggiunto anche altri aspetti logistici come
03:58l'aumento dei carichi di esportazione che è stato abbastanza basso per il mese di maggio
04:06dal mare del nord. E poi vanno fatte anche delle considerazioni per quanto riguarda le
04:11posizioni di edging degli operatori che tendono naturalmente adeggiarsi di più sul WTI rispetto
04:20al Brent, quindi portano al ribasso il prezzo del WTI e poi va fatta anche una considerazione.
04:26Il mercato ha scontato finora la possibilità che l'amministrazione americana bloccasse le
04:32esportazioni di greggio e prodotti della raffinazione statunitensi. Per questo si è creato
04:40questa discrepanza di prezzo tra i due benchmark.
04:44Ecco, ora stiamo vedendo gli effetti non soltanto sui prezzi del petrolio, ma anche
04:48sui prezzi del gas ad Amsterdam, al TTF e quindi anche sull'elettricità. Le voglio chiedere
04:54se rischiamo di vedere i livelli del 2022, anche perché la IEA tra l'altro ha definito
04:59la crisi attuale, la crisi energetica, rischia di essere quella più grave di sempre, almeno
05:03queste erano le parole di Fatih Birol qualche settimana fa.
05:06Allora, va fatto un distinco. Certamente da un punto di vista puntuale la perdita è importante.
05:12Se guardiamo alla final energy supply, quindi primary final energy supply, l'energia primaria
05:21fornita al mercato dei produttori, stiamo parlando di circa il 4%. La crisi russa era
05:28equivalente allo 0,7%, quindi su base annualizzata tre mesi di una chiusura dello stretto di Ormuz
05:35sarebbero equivalenti alla crisi russo-ucraina. Naturalmente la crisi russo-ucraina è durata
05:42per diversi anni. Qui ci si aspetta un impatto più contenuto.
05:49Ora, la crisi russo-ucraina ha colpito diverse materie prime, in particolar modo il gas, rispetto
05:57a questa che è molto più focalizzata sul greggio, per la quale, come ho detto in precedenza,
06:02siamo meglio preparati grazie agli stoccaggi. Nel 2022 poi c'erano anche delle altre crisi
06:10che convolgevano il mercato dell'elettricità. In particolar modo gli impianti nucleari francesi
06:19erano in manutenzione, quindi la produzione nucleare era scesa a circa 600 terawattora
06:25rispetto ai 730 terawattora del 2021. C'era una crisi idrica che ha comportato una produzione
06:33dall'idroelettrico di soli 300 terawattora rispetto a 350-370. Poi c'era la produzione
06:41di energia rinnovabile che all'epoca era intorno ai 630 terawattora, mentre ora grazie a un aumento
06:46anche della capacità di generazione di circa un terzo dal 2022 al 2024, lo scorso anno dovrebbe
06:53essere stata intorno agli 830 terawattora. Quindi questi sono i motivi per cui i prezzi del gas
07:01e i prezzi dell'elettricità non stanno rispondendo in maniera aggressiva.
07:07Ecco, visto che lei si occupa anche dell'ETS dentro siti, a questo proposito proprio in Italia
07:12il governo ha chiesto una sospensione del sistema ETS, che è il sistema di scambio delle quote
07:17di CO2 a livello europeo. La Commissione europea giusto ieri ha annunciato una prima modifica
07:24a proposito di quella che è la riserva stabilizzatrice del mercato. Ecco, con il suo aiuto si ci aiuta
07:29a capire se ha senso una sospensione, una revisione dell'ETS, cioè se effettivamente la colpa
07:36di prezzi dell'energia più alti in Europa, anche se confrontiamo con altri al di fuori dell'Europa,
07:43se effettivamente la ragione sta lì. Allora, guardi, sul prezzo dell'elettricità l'ETS
07:51conta circa, ai livelli attuali, 30 euro al megawattora, quindi circa un 30%. Naturalmente
08:00poi vanno considerati i costi diretti del sistema ETS sull'intero sistema economico, al netto
08:05degli aiuti statali. Quindi sul valore aggregato della produzione industriale, in realtà il sistema
08:14ETS è davvero basso, 0,4%. Se pensi alla componente fiscale del gas e dell'elettricità, esclusa
08:24la componente dell'ETS, pesa per lo 0,8 e l'1,4. Quindi si potrebbe agire in maniera molto
08:31più veloce, senza i problemi che poi concorrono a livello, chiamiamolo federale europeo, sulla
08:42componente fiscale a livello nazionale. Una sospensione dell'ETS è impossibile a questo
08:48punto, anche perché provocherebbe non solo delle ripercussioni di mercato importanti,
08:53delle class action probabilmente, determinerebbe una caduta di certi tipi di investimenti, ma
08:59determinerebbe anche una riduzione delle entrate fiscali per lo Stato italiano, sono
09:04circa 3,5 miliardi all'anno, per farlo un esempio. Quindi una revisione, sì, una sospensione
09:10è molto improbabile e non auspicabile dal mio punto di vista.
09:14Ed è la direzione verso la quale Martoccia sta andando un po' l'Europa, nonostante le
09:18richieste più pesanti dell'Italia. Io però, se me lo permette, vorrei chiederle una considerazione
09:24che si allarga più al sistema. Alla fin fine si è investito tanto per quanto riguarda
09:29le energie rinnovabili, sia in termini industriali, sia anche in movimenti di capitali, tanti fondi
09:35hanno raccolto liquidità indirizzata a questo tipo di investimenti. Lei come ha visto reagire
09:42però il sistema nel momento di shock, di contrazione della domanda da combustibile fossile, alla fin
09:48infine non si è riusciti o si è riusciti secondo lei ad avere una componente di rinnovabile
09:54che compensasse quantomeno in maniera strutturale o diciamo efficiente quello che sta accadendo?
10:02Allora, un sistema completamente a base di rinnovabili è impossibile. Ogni sistema nazionale
10:10ha un mix energetico più adatto a quello che sono le sue caratteristiche. Può essere nucleare
10:16più rinnovabili, può essere gas più rinnovabili come ad esempio nel Texas. Faccio un esempio.
10:22Negli Stati Uniti non si parla di nuove creazioni di centrali nucleari, si parla di riaccensioni
10:28di vecchie centrali nucleari e si punta, almeno prima dell'amministrazione Trump, su gas e rinnovabili
10:35che è corretto da quel punto di vista. Di sicuro ha aiutato per quanto riguarda la diversificazione
10:42però ci sono ancora dei passi da fare diciamo.
10:46Grazie, grazie a Francesco Mattoccia, Energy Strategist di Siti. Torni presto a trovarci.
10:50Alla prossima.
10:51Grazie.
10:51Grazie.
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